Gli Ordem, band piemontese all’esordio perStudiottanta Fortuna Records, flirtano furbescamente con le istanze più melodiche del rock fine anni 80’ primi 90’, elaborando un sound non troppo articolato e dalla fruibilità immediata.
Ammiccano all’ascoltatore con istrioniche ariosità pop-rock, giocando soprattutto con le chitarre e con una vena che non sarebbe dispiaciuta alla ciurma di Jon Bon Jovi e affini rocker più mainstream. [...] continua a leggere la recensione su MusicLike
Nati nel lontano 1999, i Lolaplay si fanno notare nel contest “Primo Maggio tutto l'anno”, che li porta alle finali nazionali per salire sul palco del tradizionale concertone romano di Piazza San Giovanni. Più o meno nello stesso periodo esce il full length “Incomprensibili Strategie”, preceduto da due EP, che raccoglie i brani portati in tour durante la loro carriera.
Li ritroviamo in buona forma con ”La Città Del Niente”, in uscita per L’Altoparlante. La Nowhereland dei Lolaplay ha poco a che vedere con scenari alla Italo Calvino collocati tra metafisica e fiaba moderna (una suggestione forse ispirata dal titolo, che tanto ricorda ‘Le Città Invisibili’) e molto, invece, con l’attualità. [...] continua a leggere la recensione su ExtraMusicMagazine
Equilibrio. Non per forza armonico. Se volessimo cavarcela alla svelta forse basterebbe questo per definire “La città del niente“, nuovo album del Lolaplay. Un quasi ossimoro però solo sufficiente a rendere l’idea di quello che è il secondo album di Paul, Alfie, Jean, Stefano e Alberto.
“La Città del Niente” è anzitutto un disco di critica. Ce n’è per tutti. Dal mondo dei talent musicali –“Non comprate questo disco” – all’ambiante metropolitano - “Le Città del Niente” – i Lolaplay non risparmiano nemmeno la religione – “Il Paese dei Balocchi” – e il singolo individuo – “Fantasma“- pensate che ce n’è pure per le spose. [...] continua a leggere la recensione su LaMusicaRock
Il secondo disco di Geddo “Non sono mai stato qui” è un caleidoscopio storico d'approcci alla musica italiana che richiama all'orecchio molti cantautori, soprattutto quelli che sono stati amanti dell'ibrido con lo swing, il blues e il folk.
L'album “Non sono mai stato qui” è costruito su un rock cantautoriale positivo, solare da fischiettare mentre si passeggia, come nelle canzoni “Stare Bene”e “Il Post Amore”. [...] continua a leggere l'intervista su Meliterraneo
1) "Non Sono Mai Stato Qui" è il successore del tuo apprezzato album d'esordio "Fuori Dal Comune". Nei due anni intercorsi tra gli album cosa è cambiato nell'universo professionale e non, di Geddo?
Ho più fiducia e consapevolezza nei miei mezzi. L’esperienza di “Fuori dal comune” è servita per imparare a muovermi meglio in studio di registrazione; Inoltre nel presentare il primo disco dal vivo mi sono reso conto di che tipo di canzoni mi mancassero per realizzare lo spettacolo che volevo. Il lavoro, sia a livello interiore che musicale, è stato proprio quello di non esprimere un sequel del primo cd ma di tirare fuori gli aspetti che ne sono complementari. Poi, vabbè, personalmente soffro il processo realizzativo del disco; tutta la mia vita privata viene ogni volta massacrata ma quando il progetto viene alla luce si rinasce e, timidamente, si comincia a pensare al passo successivo. [...] continua a leggere l'intervista su Kdcobain
La tradizione e l’accoramento di una certa Seattle anni Novanta e nerborute poetiche alla Movida “Didone”, si combinano con successo e potenza in questo primo album dei vicentini Bad Black Sheep, “1991”, un album disegnato per far scaldare il sangue e distorsioni di ascolto, pieno di porzioni grunge doverosamente aggiornato e che gode di tocchi sapienti di epica elettrica, un debutto completo che non lascia nulla di intentato. [...] continua a leggere la recensione su LaScena.it
Nella recensione abbiamo parlato di disco "pop"... alla fine ci è sembrato che il tutto si potesse ricondurre a questo tipo di discorso, anche per le critiche più o meno velate che assestate tra i brani... qual'è la vostra percezione in merito? Se abbiamo detto una cazzata o.... sintetizzando ci pare un pò la risposta a quello che "alla gente" fanno sentire... un messaggio semplice e diretto per dire, volete il pop, ma fatto come si deve? Bene, eccoci qua...
Ci sta benissimo che si parli di pop quando ci si riferisce a noi, come ci sta benissimo qualunque altra definizione, non siamo abituati ad etichettare la musica che facciamo, per noi è semplicemente l’espressione di cio’ che viviamo e sentiamo nel momento in cui la componiamo. Se poi la si vuole chiamare pop, rock elettronico, indie va benissimo, per noi, ha veramente poca importanza, oltre al fatto che non crediamo che definire “pop” qualcosa sia da leggere con un’accezione negativa, in fondo, parliamo di “popular music” e, cioè, di musica che arriva alle grandi masse. [...] continua a leggere l'intervista su GrandiPalleDiFuoco
